IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI PACE

4 febbraio 2010, di gruppopigreco

11. TU NON SEI UN DETTAGLIO

31 gennaio 2010, di gruppopigreco

Sei nel bar del filo di caffè.
– Dovrebbero farne un servizio, – dice lei.
La guardi interdetto.
– Un filo di caffè e il resto del caffè per qualcun altro.
– Ah, credo di essere l’unico a bere un latte macchiato da un filo di caffè.
– Come facevi prima?
– Prima…
– Prima che arrivassi io.
– Il barista aveva bisogno del caffè nel momento io entravo nel bar e mi avvicinavo al banco. Vivevo questa coincidenza. Io pagavo il caffè intero e lui lo beveva.
Lei muove il cucchiaino nel residuo di zucchero, tintinnando sulla porcellana attutita dal velo maculato secco di caffè.
– Dopo ho cominciato a venire un po’ più tardi, – continui. – Quando lui lo aveva già bevuto e non aveva bisogno di altro caffè. Mi dava ugualmente un filo e il resto del caffè lo buttava via. Io credevo che lo bevesse. Invece soltanto dopo mi ha detto che il momento in cui arrivavo non corrispondeva più al suo bisogno di caffè. Me lo ha detto chiaramente, più volte. Sempre scherzosamente, perché ho un simpatico rapporto con lui. Ma non potevo continuare a chiedergli quello che non poteva fare: darmi solo un filo di caffè e non una tazzina.
– Dici di aver cambiato orario, ma in un mese questa è solo la terza volta che ti vedo.
– Può darsi che anche tu cambi orario e non te ne accorgi. Io non so dirti. Comunque, dalla prima volta che ti ho vista non ho più vissuto la coincidenza del bisogno di caffè da parte del barista. Venivo qui sempre dopo che lui aveva soddisfatto il suo bisogno. A quanto parte, le altre volte meno le tre in cui ci siamo visti, sono venuto qui dopo che anche tu avevi soddisfatto il tuo.
Il cucchiaino di lei è fermo sul tovagliolo di carta. Le macchie sul tovagliolo e quelle nella tazzina sono confuse per te. Insieme a quelle, nonostante la tua vista difettosa, vedi anche i residui di caffè sulle labbra di lei. – Era buono il caffè?
Lei sorride un po’ a te e un po’ all’aria sotto la sua bocca. Passa il tovagliolo sulle labbra. – La Meien è molto grande. Quando una realtà è smisurata, non fai caso ai dettagli.
– Ma tu non sei un dettaglio.
Anche se non li vedi più, immagini che altri residui di caffè siano sulle sue labbra. «Non se ne andranno mai.»
– Non ci siamo mai incontrati all’uscita, nemmeno per caso.
– Sai che quello che chiamiamo caso è un modo delle cose di accadere di cui noi non abbiamo consapevolezza. Se la avessimo, avremmo sempre conoscenza delle connessioni tra le cose.
– Io non avrò mai la conoscenza di cui parli.
– Neanch’io.
– Allora io rimango qui, cosicché le cose che succedono siano facili da conoscere. Se io rimango qui e tu fai lo stesso, è davvero minimo quello che può accadere. Se rimaniamo qui, a questo tavolo, quello che abbiamo sotto controllo è semplicemente il nostro rimanere qui. Niente di complesso che possa sfuggire al nostro controllo.
– Se rimaniamo qui tutto il tempo di oggi, stasera ci vediamo, sicuramente –. Lei sorride. – Quello che io faccio alla Meien Adv è un piccolo lavoro, ma mi interessa capire. So che in un paio d’anni gli stipendi delle agenzie sono scesi dal 9% del fatturato al 7%, di cui presumibilmente il 2% va alle holding. Il livello delle remunerazioni continuerà a scendere e la quota per le holding continuerà a salire, nei prossimi anni. Le holding diventeranno sempre più grandi. Nessuno mi aveva mai detto che non sono un dettaglio. Tu sai perché sta succedendo?
Rimani immobile. Volevi fare colpo su di lei, dicendole di rimanere lì dove eravate.
Nonostante il suo orario sia meno elastico del tuo, lei sembra non essere preoccupata.
Ora, non sai perché, non devi immaginarli, perché vedi i residui di caffè sulle sue labbra. – Tu lo sai… perché sta succedendo?
– No. E vorrei saperlo.

flickr.com/photos/johnbrawley

faccia_da_stagemio.senso@meien-adv.com

IMMAGINO CHE TU SOGNI

25 gennaio 2010, di gruppopigreco

Se avessi i drappi ricamati del cielo,
ornati della luce aurea e argentea,
i drappi azzurri e vaghi e scuri
della notte e della luce e della mezzaluce,
stenderei i drappi sotto i tuoi piedi.
Ma essendo povero, ho solo i miei sogni.
Ho steso i miei sogni sotto i tuoi piedi.
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

(William Butler Yeats)

dimoitesdimoites@gruppopigreco.it

NET NEUTRALITY. COSA?!

24 gennaio 2010, di gruppopigreco

La net neutrality — secondo Google — è il principio in base al quale gli utenti di Internet dovrebbero poter disporre della facoltà di controllare i contenuti che vedono e le applicazioni che usano in Internet. Internet ha funzionato conformemente a questo principio di neutralità fin dai suoi primi giorni. È stato questo principio di neutralità a permettere a numerose aziende, inclusa Google, di lanciarsi, crescere, innovarsi. Fondamentalmente, la net neutrality consiste in una parità di accesso (equal access) a Internet. Noi [Google] riteniamo che ai broadband carrier non dovrebbe essere permesso di usare il loro potere di mercato per discriminare contro applicazioni o contenuti concorrenti. Come alle società telefoniche non è permesso di dire al consumatore chi può chiamare e che cosa può dire, così ai broadband carrier non dovrebbe essere permesso di usare il loro potere di mercato per controllare le attività in Internet. Oggi, la neutralità di Internet è in gioco, perché i broadband carrier vogliono che il Congresso li autorizzi a determinare quale contenuto deve arrivare a te [utente] per primo e più velocemente. Tutto questo cambierebbe radicalmente l’apertura di Internet.
…SECONDO GOOGLE.

C’è solo un problema. La net neutrality NON è il principio in base al quale gli utenti di Internet dovrebbero poter disporre della facoltà di controllare i contenuti che vedono e le applicazioni che usano in Internet.

La net neutrality è quello che ha detto Sir Timothy John “Tim” Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web.
«Se io pago per connettermi a Internet con una determinata qualità di servizio, e tu paghi per connetterti a Internet con la medesima qualità o una qualità superiore di servizio, allora io e te siamo abilitati a comunicare a quel livello.»
…SECONDO TIM BERNERS-LEE.

La definizione data da Google acquista pertinenza quando parla, benché li accusi, dei broadband carrier.
Infatti, accuse a parte, la net neutrality riguarda essenzialmente i broadband carrier. Noi li chiamiamo Internet Service (o Access) Provider, che oggi vendono ai consumatori la connessione a banda larga.

Che cosa vuole la net neutrality?

flickr.com/photos/littleladdie

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MASS-PRECARIO

20 gennaio 2010, di gruppopigreco

BELIN, E CHI PAGA?

15 gennaio 2010, di gruppopigreco

Comincio seccamente: sono libertario.
Se non lo dicessi, genererei un impeto di sospetto nel proseguire con le mie righe.

Vado quindi avanti secondo una consecutio logica.
Non sono neutrale.

I provider si schierano contro il decreto TV che attribuisce loro la responsabilità dei contenuti che violano diritti d’autore.

“E’ come ritenere l’azienda che si occupa della manutenzione delle autostrade responsabile per quello che fanno coloro che guidano le automobili. Non ha senso!” dice Dario Denni, segretario generale dell’Associazione italiana degli Internet Provider.

Se questa è la linea con cui impostano la propria comunicazione, si preparino a ricevere un colpo durissimo.

Proseguendo con il paragone di Denni, lancio un messaggio di warning: “La vostra autostrada, a differenza di quella che menzionate, è colma di auto che girano senza targa!”.
Chi ha inserito questi veicoli nella strada?
Gli stessi che hanno loro permesso di accedere a un network, profilandosi senza fornire dati realmente identificativi.

Una compagnia telefonica concede una sim-card soltanto a chi fornisce un codice fiscale.
Un fornitore di servizi internet assegna il diritto a condividere contenuti solo attraverso un nickname, o al più dati autocertificati opinabili.

A questo punto è opportuno ribadire: io sono libertario.

Non faccio il tifo per chi limita la libertà degli utenti di interagire su piattaforme libere e non censurate.

Tuttavia, il decreto TV non è un problema degli utenti.
È un problema delle aziende.


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10. PER LA TUA SICUREZZA

10 gennaio 2010, di gruppopigreco

Che cosa… vuoi?

Sai che cosa vuol dire “digerire”? Separare, sminuzzare.
Perché ti preoccupi di sapere intorno al ‘Message Digest algorithm 5′? Non sai che anche la tua vita è una biglia di frantumi. Tu sei un bolo alimentare. Immagina che la masticazione nella tua bocca sia una funzione hash. Una specifico serie di movimenti a opera delle (parti delle) labbra, (delle parti) dei denti, (delle parti) della lingua, etcetera, è un componente della funzione hash. Tutto perfettamente, univocamente descritto. Questa masticazione unica, inconfondibile, genera un bolo, una pallina di cibo che aspetta solo di essere incanalata nell’esofago.
Dunque, il cibo sul punto di essere “imboccato” è il file, il documento, i dati in chiaro, splendidamente leggibili da chiunque conosca la lingua adottata. La configurazione specifica di masticazione è la funzione criptografica che deve generare un unico identificatore. In pratica è come se quella boccetta alimentare pronta al passaggio esofageo avesse una conformazione unica. È come se fosse un output irripetibile. Nessuna pallina di cibo masticato da quei determinati movimenti di labbra-denti-lingua-eccetera può o dovrebbe essere uguale a un’altra, se si desidera una funzione hash ideale. Una pallina (hash) è riconducibile a uno e un solo file, ad esempio un pezzetto di carota, uno di cavolfiore, uno di pollo, uno di zucchina, due granelli di pepe, di origano, un filino di olio extravergine di oliva. Abbiamo il boccone da mettere in bocca. L’algoritmo di quella determinata configurazione di masticazione produrrà un hash unico, un’impronta unica… una pallina unica. Tecnicamente, in ogni caso, nelle scienze dell’alimentazione e nella criptografia, dicono un ‘digest’ unico.
Ma un ‘digest’ può anche essere un compendio di punti illustrati in modo discorsivamente strutturato. Può essere un’esposizione articolata di materiali relativi a un dato argomento. Metaforicamente, quella pallina indistinta, grumosa, di cibo masticato in un modo unico, irresistibilmente attratta dalla sacca dello stomaco o dal cestino se il piatto era da un anno in frigo, è paradossalmente straordinariamente chiara, data la sua limitatezza a un determinato numero di bit. Il file è sminuzzato, ma i frantumi hanno sempre lo stesso peso/lunghezza. Il messaggio può consistere in una parola o in un milione di parole, e il ‘digest’ risultante sarà sempre una stringa dello stesso peso/lunghezza (ad esempio, 128 bit nel caso di un hash MD5).

Ricordati! Una funzione hash ideale genera per un documento un solo identificatore. Ma…dato che i documenti creabili sono in numero maggiore rispetto agli hash generati, sarà possibile una collisione: almeno due documenti per un hash. In questo caso uno dei due hash è la risultante di un attacco. Il sistema valida il documento creato dall’attacker.
A QUESTO PUNTO LA FUNZIONE HASH NON È PIÙ SICURA.

Non sei al corrente, amico mio. L’MD5 non è resistente alla collisione. Se il social network facebook utilizza la funzione hash MD5, allora è decisamente soggetto a collisione.

Io penso che la tua vita sia un MD5. Il tuo pezzetto di carota, di cavolfiore, di pollo, di zucchina, i tuoi due granelli di pepe, di origano, il tuo filino di olio extravergine di oliva sono stati masticati in un modo solo apparentemente univoco, perché la pallina risultante potrebbe essere ricondotta in un attacco di collisione a qualcos’altro. Chessò! Due pezzetti di carota (o anche un pezzetto di carota appena più grande del precedente “originale”), una virgola di crema dolce, un pezzetto di maiale, tre granelli di pepe.

Lo US-CERT del Department of Homeland Security ha dichiarato, in data pubblica 30 dicembre 2008, l’MD5 fuori gioco. «Sviluppatori di software, Certification Authority, proprietari di siti Internet e utenti generici dovrebbero evitare l’utilizzo dell’algoritmo MD5 a qualunque livello. Come l’indagine ha dimostrato, l’MD5 è da considerare criptograficamente “rotto” e inidoneo a qualunque applicazione.»
TU, DOV’ERI?
NON SEI AL CORRENTE, AMICO MIO.
DOV’ERI?!
Pensa che già il 15 marzo 2006, il NIST invitava vivamente all’impiego della famiglia di funzioni hash SHA-2 da parte delle agenzie federali, abbandonando la famiglia SHA-1 per le firme digitali e altre applicazioni.
In pratica, è come se l’MD5 e l’SHA-1 siano la pallina di cibo in bocca, mentre l’SHA-2 è la pallina di cibo in uscita dal culo. Cazzo, è di gran lunga più sicura!
Una pallina di merda è enormemente, incomparabilmente più sicura di un bolo o di un chimo, perché è cibo considerevolmente trasformato, giunto alla fine del processo di “trasfigurazione” alimentare.
Il bolo o il chimo sono l’MD5 o l’SHA-1. La merda è l’SHA-2. Dove la ’s’ sta per ’security’.

Complichiamo, amico mio, ulteriormente la situazione.
Immaginiamo di prendere un prodotto dell’elaborazione alimentare e di immetterlo nuovamente nel processo.
Immaginiamo quindi di togliere dalla bocca il bolo e di rimetterlo in bocca subito dopo, oppure immaginiamo di incidere lo stomaco per estrarre il chimo e rimetterlo in bocca.
Ti propongo, a questo punto, un’altra suggestione, più audace e disgustosa, ma perfettamente in linea con il ragionamento. Prova a pensare alla merda. Una merda è una fase della trasformazione del cibo! Abbiamo il bolo nella bocca, il chimo nello stomaco, e alla fine del processo, prima della riassimilazione alla terra, abbiamo la merda.
Masticare merda, in effetti, equivarrebbe concettualmente alla rimasticazione del bolo o del chimo. Sostanzialmente tutte queste iniziative di rimasticazione non equivarrebbero ad altro che alla trasformazione di un hash in un altro hash. Sarebbe come criptare ciò che è stato già criptato.
OPERAZIONE FORMIDABILMENTE EFFICACE.
Ma un’altra lettura, forse poco gradevole, di tutta questa prassi potrebbe essere che la merda si aggrava. La merda diventa una merda più intricata.
Tu avresti però la funzione hash ideale, cioè quella funzione hash in grado di “digerire” qualunque cosa. Ci siamo capiti.
Se non ci siamo capiti, ti consiglio di informarti.
Ti lascio l’indirizzo di posta elettronica dell’US-CERT.
cert@cert.org.
Chiedi di Chad R. Dougherty. Lui sarà disponibile a qualunque delucidazione. Lui sarà “pronto” ad assistere quelli come te.
AHAHAH…

E non lasciarti conquistare da facebook. Se utilizza l’MD5, vuol dire che è rotto. Nella posta della tua “ragazza” ci saranno già entrati. Solo tu non sai cosa c’è scritto, perché non hai il fegato di realizzare un incontro decisivo con lei. Potrebbe anche essere che una volta nella posta della tua “ragazza”, cominci l’SHA-2, e che quindi le sue parole siano solo apparentemente in chiaro, nascondendo messaggi criptati da una funzione hash attualmente molto potente e quindi praticamente incraccabili. Ma a questo punto immagino che facebook sarebbe a pagamento. Con l’SHA-2 i costi diventerebbero troppo elevati per lasciare a degli idioti squattrinati come te un login gratuito.

Perdona il mio trattarti aspramente, ma quello che voglio da te non è la dedizione sul lavoro, ma una strategia finalizzata al rispetto remunerativo del tuo lavoro.

Voglio che tu sia intelligente, perspicace, coraggioso.
Voglio che tu capisca che l’azienda per cui lavori ti fa mangiare merda non per permetterti la costruzione del tuo futuro, ma solo per alimentare un gruppo di amici. La tua merda è l’SHA-2 che rende l’apparato, almeno per il momento, invulnerabile.
Voglio che tu elabori la TUA funzione hash. E la TUA funzione hash deve discriminare: non può digerire tutto quello che le viene dato in pasto. Deve vomitarlo se non risponde ai TUOI criteri. E i TUOI criteri si basano sul miglioramento della TUA persona.
Voglio che tu comprenda l’apparato che pur non nutrendoti non ti vuole morto, perché tu sei il suo nutrimento. Comprendere, per l’apparato vuol dire farti a pezzi per usarti come nutrimento. Per te, fare a pezzi l’apparato vuol dire comprenderlo per cambiarlo.
Se questo apparato rappresenta l’innovazione, io voglio che non ti ci abitui e che ti impegni per generare innovazione che sostituisca quella vecchia.

Voglio che tu ricontatti la tua ragazza e che le chieda dove siete arrivati. Per la TUA sicurezza.
VOGLIO CHE IL VIAGGIO COMINCI DA QUI.

flickr.com/photos/hexadecimal_time

faccia_da_stagemio.senso@meien-adv.com

CORTINA: ARDITA SCALATA

27 dicembre 2009, di gruppopigreco

C’erano anni in cui la pubblicità era rassicurante.

Gli anni di Gino Boccasile e dell’italianità.
Il nemico vi ascolta, la Germania è vostra amica.
Non tradite mio figlio e usate talco Paglieri.

Tutto così semplice e vero, la poetica del didascalico che dà conferme all’italiano medio e lo galvanizza.
Verso una marca o verso una bandiera.

Perentoria nello stile, quella pubblicità lasciava che la verità si mostrasse nuda.
E nelle sue headline non c’era nulla che l’immagine non dicesse già, col rigore pedagogico che solo l’evidenza possiede.

Tautologico? Così potrebbero pensare i nuovi creativi, tormentati dal pensiero laterale.
Assolutamente certi che un giovane stagista non sia degno di un mensile se incapace di voli pindarici ai limiti dell’autolesionismo.

Oggi, in una qualche agenzia, un giovane stagista ha fatto la scalata. Nel senso più letterale del termine.
Visualizzando i monti di Cortina con Madonna di Campiglio.

Una pennellata così audace da far tremare il Boccasile e tutti gli arditi della Repubblica Sociale.

Oggi la pubblicità italiana si è evoluta.
Ma siccome “il nemico la ascolta”, questa genialità non è stata apprezzata.

cortina_madona_campiglio_img

HAPPY FUNKY CHRISTMAS!

26 dicembre 2009, di gruppopigreco

Tanti cari auguri a tutti come solo Gruppopigreco sa fare. 

See you in 2010.

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